1. La tradizione del testo

I testimoni della Leggenda e le tre famiglie di tradizione

Un testo tramandato da molte mani

La Leggenda di Carlo Magno nelle Alpi non sopravvive in un unico testimone, ma in una famiglia di copie distribuite nei secoli e nelle aree geografiche dell’Italia settentrionale. Gli studi sistematici sulla tradizione, condotti in particolare da Bondioni (Bondioni [Anno da verificare]), hanno individuato dodici documenti latini e una traduzione italiana, classificabili in tre grandi famiglie. A queste si aggiungono ulteriori testimoni minori che, pur non apportando novità testuali sostanziali, confermano l’altissima diffusione del testo.

L’analisi comparativa dei testimoni mostra come le versioni lombarde e quelle trentine presentino divergenze significative non soltanto nei luoghi citati, ma anche nella terminologia, nell’indicazione dei nomi dei vescovi e nella struttura stessa del racconto. Le prime tendono a citare esplicitamente i predicti e i prenominati, mentre le seconde fanno uso di formule più generiche.

Le tre famiglie

L’attribuzione di ciascun testimone a una famiglia rispecchia la sua filiazione testuale rispetto all’archetipo perduto (Urtext) e le innovazioni accumulatesi nel corso della trasmissione.

Famiglia lombarda capitolare (F1) — Testimoni di area bergamasca e camuna con riferimenti onomastici espliciti. Filiera che fa capo alla Copia Capitolare (ASDBg 219).

Famiglia trentina (F2) — Testimoni con aggiunte trentine (Pellizzano, Carisolo, Val Rendena oltre il valico del Tonale). Formule più generiche, uso di sacerdos in luogo di monacha nell’episodio dell’invio del messaggero da Lovere a Monno.

Famiglia composita tarda (F3) — Testimoni cinque-secenteschi con elementi delle due famiglie precedenti. Include le copie erudite del Settecento e dell’Ottocento, talora con correzioni autoriali (come la sostituzione di Urbanus con Adrianus, evidente innovazione dotta).

Lo stemma

L’esplorazione interattiva qui sotto mostra le filiazioni tra i testimoni e l’appartenenza alle famiglie. Ogni nodo rappresenta un testimone (cerchio) o una famiglia di tradizione (rettangolo); il colore distingue i supporti (cartaceo, pergamenaceo, parietale, ipotetico).

Come usarlo: clicca su un nodo per vedere i dettagli (data, sede, note paleografiche). Trascina i nodi per riorganizzare il grafo. Cambia il layout dal menu sopra.

Il manoscritto al centro di questa edizione

Tra i dodici testimoni latini, il manoscritto ASDBg 219 — la cosiddetta Copia Capitolare — è il più antico (1430–1440) e occupa una posizione fondamentale nello stemma. È il testimone di riferimento di questa edizione digitale: la sua struttura precede le aggiunte trentine ed è plausibilmente la più vicina all’archetipo perduto.

La descrizione completa del manoscritto, con analisi codicologica, paleografica e linguistica, si trova nel capitolo seguente.

Referenze

Bondioni, Gianfranco. [Anno da verificare]. «La Leggenda di Carlo Magno nelle Alpi: tradizione manoscritta e classificazione dei testimoni». [Rivista da verificare], [Anno da verificare], [pagine da verificare].